La seconda giornata del Vintage Festival si apre con il genio creativo di Maurizio Galimberti, celebre autore di ritratti di icone del cinema e della storia, per poi sviluppare tematiche eco e cruelty free promosse dalla cucina veg-rock di Paola Maugeri, ed infine chiudersi con la travolgente simpatia di Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar. Un mix di testimonianze e ispirazioni che ha appassionato il pubblico del festival di tutte le età.

Maurizio Galimberti

Ritratti esplosi, scomposti, emozionali. Mosaici fotografici tridimensionali che sono vere e proprie opere d’arte, frutto di una ricerca, di una sperimentazione e di una base culturale sofisticata. Gli scatti più rappresentativi di Maurizio Galimberti prendono vita nello schermo dell’Auditorium del Centro Culturale San Gaetano, mentre il loro autore svela storie e segreti dietro la progettazione e l’eleganza dei suoi capolavori che l’hanno reso uno dei fotografi italiani più noti al mondo.

“La Polaroid è vintage ma è contemporanea”. Così esordisce Galimberti, artista che più di ogni altro ha saputo sfruttare un mezzo del passato nelle sue implicazioni moderne e sperimentali. Del resto i suoi ritratti sono frutto di una continua riscrittura di una determinata tradizione artistica.

“Un giorno Bruno Munari mi disse: ‘Se qualcuno ti dice che ha fatto una cosa mai vista stai sicuro che è una cagata!'”. Difatti “la base della creatività sta nella testa e nella formazione culturale“. Il risultato è una fotografia ritmica, che nasce dalla ricerca e dalla volontà di lasciarsi andare alle emozioni e di colpire dritto al cuore dell’osservatore.

“Quando fai un ritratto entri dentro a una persona. Questo mi emoziona. L’emozione non è data dal tempo di esecuzione ma dall’intensità con cui ci entri dentro”.  Saper cogliere l’istante perfetto quindi: “Ci vuole un solo scatto. Polaroid mi ha insegnato questo: catturare la giusta emozione

Paola Maugeri

Cultura, informazione, consapevolezza, moralità, libertà di scelta e consapevolezza: il messaggio che Paola Maugeri porta al pubblico del Vintage Festival costituisce un’appassionante testimonianza sulla sua vita all’insegna dell’alimentazione etica, dell’ecosostenibilità e dell’attenzione verso i temi ambientali.

Dopo aver restituito i segreti delle più grandi rockstar con oltre 1200 interviste in giro per il mondo, “Wikipaola” ritorna in libreria con Las Vegans (Mondadori), un ricettario di piatti veg esclusivi, accompagnati dalle canzoni della storia del rock. Un’occasione per riflettere sulle implicazioni di una scelta di vita così netta e consapevole.

E qual è stato lo spunto che l’ha portata ad essere prima vegetariana e poi vegana? “Non capivo perché da piccola i miei genitori mi insegnassero ad amare gli animali per poi ritrovarmeli nel piatto. La mia presa di posizione consapevole fu a 9 anni: sono svenuta davanti a un coniglio che trovai in frigo!”.

Ma si può considerare la cucina vegana una moda? “Essere vegani in questo momento è una moda, ma è una moda che non umilia e ti dà gioia e vitalità“.

Un principio guida, quello di Paola Maugeri, che si impone in tutta la sua quotidianità improntata nel ridurre, nel riciclare e nel riparare, abbinata ad una scelta etica in primis, ma anche salutare.

“Ogni volta che entriamo in un supermercato abbiamo il potere di cambiare il nostro mondo. il potere d’acquisto è una forza militante per una rivoluzione pacifica. Per migliorare il mondo in cui viviamo”. Perciò ciascuno di noi può rappresentare il cambiamento e sconfiggere un consumismo dilagante, volgare e incosciente.

Ennesima contraddizione dei giorni nostri: “Restare ignoranti nell’epoca della libera informazione è il danno più grande; i social e internet devono essere strumenti di informazione e consapevolezza”. E noi non possiamo che essere d’accordo.

Arrigo Cipriani

“Ho iniziato a studiare legge a Padova perché tutti dicevano che mi avrebbe aperto la mente. Al primo esame ho preso 19 e mio padre mi ha detto ‘fila in cassa!'”. Potrebbe iniziare così l’incredibile storia di Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar, simbolo del XX secolo di Venezia. Più di 80 anni di storia che costituiscono una leggenda fatta di esperienze uniche e di incontri straordinari. Da Hemingway a Truman Capote, da Maria Callas a Orson Welles: ai tavoli dell’Harry’s Bar di calle Vallaresso si sono accomodati famiglie reali e icone immortali del cinema.

Una storia che parte dal pretesto di raccontare un libro, Stupdt o l’arte di rialzarsi da terra (Feltrinelli), ultima pubblicazione di Arrigo Cipriani che ci insegna che c’è un solo modo di rialzarsi da terra senza un barelliere: l’umorismo. Come quello di uno dei ristoratori italiani più amati nel mondo, ospite del Vintage Festival.

Ma qual è il segreto dell’”intangibile ma palpabile” stile Cipriani, tra eleganza e cortesia, che rende tale patrimonio nazionale un’eccellenza anche a New York, Los Angeles, Hong Kong, Istanbul e Abu Dhabi? “Quando uno è un cliente diventa un membro della famiglia”, proprio in quel locale dove “le persone sono i veri mobili che compongono l’ambiente“, in un’idea di lusso basata sulla “Semplicità Complessa”. Vale a dire: “l’equilibrio, la proporzione, la cura nel dettaglio”, perché “non ci dev’essere finzione, mentre adesso va il lusso che non è lusso”.

Un’idea di lusso che è legato all’idea di felicità: “Ho sempre voluto conquistare la gente. Questo è stato lo scopo della mia vita”. Ed in fatto di cucina Arrigo Cipriani ha le idee ben chiare: “Darei un premio Nobel alla donna che ha inventato il baccalà mantecato”.

Ma la nouvelle cousine? “È una comica. Non mi interessa il menu degustation (alla francese), io ordino un’insalata e voglio un’insalata! In quei ristoranti ci vado due volte: la prima e l’ultima”. Eh già, perché “il lusso per me è la trattoria, è il vero ristorante italiano. Ci sono le sedie in paglia all’altezza giusta, c’è l’accoglienza e c’è il cibo, quello che mangio e riconosco”.

 

Ph: © Mattia Balsamini
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