“Settimanale di romanzi d’amore a fotogrammi”: così li chiamavano nel dopoguerra prima di diventare quelli che noi conosciamo come Fotoromanzi. Fumetti fotografici rosa e un po’ kitch, sentimentaloni e pieni di romanticheria femminile, protagoniste semplici ma decise e uomini dagli sguardi intensi, “da fotoromanzo” appunto.

L’ascesa e il declino di questo affascinante prodotto narrativo, dal dopoguerra fino ai giorni nostri: una pietra miliare della narrativa popolare, l’altra faccia della letteratura rosa, che alfabetizzò (non solo il cuore) di migliaia di giovani donne e che vide muovere i primi passi di decine e decine di giovani attori che poi divennero icone del cinema e dello spettacolo.

Da che ha origine il mondo comunicare per immagini e testo nasce insieme al linguaggio. E non c’è linguaggio più completo di uno che associa immagini e testo, il fumetto ne è un esempio, ma ne esiste un altro, altrettanto efficace in quanto a intrattenimento, ed è il  fotoromanzo.

Nato da delle menti geniali italiane nel 1947 edito da Arnoldo Mondadori Editore il fotoromanzo costituisce una vera e propria narrazione per immagini, ma attenzione non immagini qualsiasi, bensì scatti creati appositamente per raccontare una sceneggiatura.

Così, coinvolgendo attori più o meno famosi (alcuni tra cui Gina Lollobrigida, Sofia Loren, Vittorio Gasman, Kabir Bedi, Raffaella Carrà, Ornella Muti) il fotoromanzo diventa per le riviste il corrispettivo della soap opera in televisione.

Intrighi, suspance, finali aperti e attraverso passioni, drammi, avventure colorano le pagine dei principali settimanali dedicati spesso a un pubblico femminile. E un po’ come romanzo d’appendice le storie narrate diventano il tormentone di riviste come GrandHotel, Bolero, Sogno, Kolossal e Lancio adattandosi alla contemporaneità e a volte ai temi di attualità avvincendo generazioni di lettori e lettrici.

Recent Posts