Da Brooklyn, a Londra e a Parigi

Chi l’ha detto che è solo il “Coachella dei neri”?
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Black is the New Punk: Afropunk è il nuovo inno alla diversità

The other black experience: orgoglio black, musica, fashion e celebrazione della diversità

C’è chi lo chiama il “Coachella delle persone di colore” e chi lo considera qualcosa di più di un festival di musica black alternativa, un vero e proprio manifesto della diversità, contro ogni forma di discriminazione o “–ismo”. O qualcosa addirittura di più complesso, una nuova subcultura che dagli States è sbarcata in Europa.

Formalmente Afro-Punk nasce a Brooklyn nel 2005, non come un semplice festival di due giorni, ma una grande celebrazione di libertà, animato da una vocazione punk dall’anima black.

BROOKLYN, PARIGI, LONDRA: AFROPUNK Dà VOCE AD UNA NUOVA COMUNITà

Il messaggio è semplice ed efficace, è una risposta forte e chiara a tutti quegli stereotipi sulle persone ed i generi musicali che prevedono che neri e bianchi ascoltino necessariamente generi musicali diversi.

In uno scenario dove il punk viene associato quasi esclusivamente ai bianchi, qui c’è chi crede che qualunque tipo di musica possa appartenere a chiunque, ed è pronto a dimostrarlo, da Brooklyn a Londra e Parigi.

Il monito è “sii chiunque tu voglia essere”, senza limiti di razza, identità sessuale, età e qualsiasi altro ostacolo imposto dai luoghi comuni.

DAL DOCUMENTARIO AL FESTIVAL, UNA RIVENDICAZIONE A TUTTO VOLUME

Tutto comincia nel 2001, quando James Spooner, newyorkese nero in un ambiente di musicisti bianchi, decide di dar voce a quella minoranza black e punk rock di cui nessuno parla. Comincia a cercare le storie di questa realtà mai ascoltata e a raccoglierle in un documentario, “Afro-punk”, che esce nel 2003, viene selezionato al Toronto International Film Festival e che totalizza più di 100 proiezioni in un anno.

In seguito al docu-film molti iniziano a raccontare le loro esperienze e le difficoltà rispetto ad un razzismo di fatto multidirezionale.

E così due anni dopo Spooner lancia a Brooklyn il primo Afro-Punk festival assieme a Matthew Morgan, al tempo manager e già co-produttore del documentario. Il movimento si rivolge “a ogni ragazzino di colore che sia mai stato chiamato ne**o… e a ogni ragazzino bianco che pensa di sapere che cosa significhi“.

Morgan, conscio del potenziale del messaggio, decide di investire nell’organizzazione del festival, e la manifestazione, cresce ogni anno di più arrivando nel 2015 ad espandersi ad Atlanta e Parigi, raggiungendo a Brooklyn le 70.000 presenze.

Negli anni l’offerta di artisti presenti sul palco diventa sempre più eterogenea e spesso condita da ospiti un po’ più mainstream come Lenny Kravitz, Kelis, The Creator e molti altri. Nonostante in questi anni si sia evoluto da rivendicazione di una community etnica e musicale a fenomeno culturale e sociale, con una forte dose di ricerca d’immagine, il festival conserva uno spirito punk e la forza di un movimento che parte dal basso, basandosi su libertà di espressione, autodeterminazione e mutuo supporto.

Afro-Punk ai giorni nostri giunge soprattutto come una nuova controcultura che fonda la propria identità in una forte consapevolezza estetica: una concentrazione di stili e contaminazioni che va a riscrivere il concetto di “Afrofuturismo”, che da movimento commemorativo della diaspora africana, diventa una delle avanguardie più stilose dell’ultimo decennio.

Cos’è rappresenta al giorno d’oggi di Afro-Punk? Sicuramente è un luogo in cui qualsiasi individuo scisso tra realtà diverse scopre che la sua diversità non solo ha un nome ma è ampiamente condivisa da una comunità che si fa a sua volta modello di stile e libertà, con la consapevolezza che nessuno è poi così solo.

Prossima data: 25 agosto Brooklyn, New York

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